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Rinaldo Spadaccini (1889-1921) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Marmo a ricordo[...] Spadaccini era un sarzanese di 32 anni, con un passato di bracciante e navigante, che al tempo lavorava allo stabilimento della Vickers Terni (l’odierna Oto Melara).

Fervente militante anarchico già noto per questo alla polizia, nel pomeriggio di domenica 17 luglio era andato a pescare insieme ad un amico sul fiume Magra.
Verso le 18, mentre tornavano a casa, i due si imbatterono in un folto gruppo di fascisti che camminando lungo i binari cercavano di portarsi verso il fiume per passarlo e sfuggire così ai carabinieri e agli arditi del popolo che li stavano seguendo, spiandone le mosse.

Era il gruppo di squadristi carraresi, comandati da Renato Ricci, partiti quella mattina per un raid in
Lunigiana, nel corso del quale avevano ucciso due inermi cittadini a Monzone, e avevano selvaggiamente bastonato altre persone ad Aulla, dove avevano anche tranquillamente pranzato.

Ripartiti a bordo di quattro camion nel pomeriggio, avevano attaccato un gruppo di antifascisti a Santo Stefano uccidendone altri due fino a quando erano stati intercettati alle porte di Sarzana da un plotone di carabinieri, al comando del tenente Vinci Nicodemi, che li aveva bloccati e invitati a rinunciare a passare per Sarzana, disperdendoli per la campagna verso la Magra.

I fuggiaschi, divisi in squadre, stavano dunque percorrendo per un tratto la linea ferroviaria, sparando a caso verso le abitazioni quando giunti in prossimità del Tiro a segno, uccisero con un solo colpo di rivoltella al petto Rinaldo Spadaccini, mentre il suo amico riusciva fortunosamente a darsi alla fuga.

Risultò poi da alcune testimonianze che il giovane era stato ucciso a sangue freddo senza alcun motivo e senza che vi fossero stati scambi di parole con il gruppo di squadristi.

Poco tempo dopo i carabinieri, appoggiati da un plotone di fanteria, decisero di intervenire e trassero in arresto il Ricci ed altri nove suoi compagni di avventura, conducendoli al carcere della Cittadella.
Dal dichiarato intento del fascio toscano di liberare i dieci camerati, avrà origine di lì a quattro giorni la drammatica giornata del 21 luglio.

L’indomani mattina alle 11 tutti gli operai della Vickers Terni abbandonarono il posto di lavoro in segno di lutto e di protesta per l’uccisione dell’operaio sarzanese.

Nel luglio del 1946 la Federazione Anarchica con una lettera a firma del responsabile Ugo Boccardi “Ramella” chiese l’autorizzazione alla erezione del cippo, il cui testo - con l’insolito riferimento ai “nerocamiciati” - venne scritto dallo stesso Ramella.

All’imbocco del sottopasso ferroviario che si trova nella via Pecorina nei pressi del pubblico macello, si erge il cippo marmoreo che ricorda il fatto.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi