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Pietro Arnaldo Terzi (1881 - 1945) | |||||||||||||||
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“E come tutte le più belle cose Le parole della “Canzone di Marinella” di Fabrizio de Andrè sembrano attanagliarsi bene alla vicenda umana e politica di Pietro Arnaldo Terzi, il “sindaco del 21 luglio”. Non fu certo di un solo giorno la durata dell’amministrazione democratica che egli presiedette a Sarzana, ma fu comunque una durata breve: appena un anno e mezzo, dal novembre 1920, quando la lista dei socialisti batté a sorpresa (e per la prima volta) il blocco dei liberali e dei conservatori, Pietro Arnaldo Terzi era nato a Sarzana nel 1881. I suoi genitori gestivano una trattoria con locanda, la trattoria “Garibaldi”, in Piazza Luni. Arnaldo, in quell’epoca seguita alla presa di Roma ed a forti spinte anticlericali, richiamava la figura di Arnaldo da Brescia, un riformatore religioso impiccato a Roma dal Barbarossa nel 1154 per aver sostenuto la repubblica romana dell’epoca e la fine del potere temporale dei papi Ugo e Fantina, a loro volta, richiamavano la figura di Victor Hugo - anch’egli, in Francia, massone, anticlericale e amico di Garibaldi - ed il suo romanzo più noto, i “Miserabili”, di cui Fantina è il personaggio centrale. Pietro Arnaldo Terzi fu fatto studiare al ginnasio di Sarzana e poi al liceo di Spezia, quindi si laureò in giurisprudenza all’università di Genova e nei primi del Novecento avviò a Sarzana, allora ancora sede Il clima respirato in famiglia, e l’amicizia con Ugo Biggini, noto avvocato del luogo, che lo aveva preso a benvolere, e con il coetaneo Alfredo Poggi lo avevano avvicinato alle idee del movimento socialista. Scontata, dunque, la sua partecipazione attiva alle elezioni del 1920, un po’ meno l’elezione a sindaco. Il consigliere più votato dagli elettori, infatti, era stato proprio Poggi, ma i suoi impegni di insegnante e di
uomo di cultura, in giro per l’Italia, gli impedivano di essere sindaco, e così fu lui a proporre Terzi, che pure non aveva alcuna diretta esperienza di politica amministrativa. Se nei giorni e nelle ore cruciali dell’assedio fascista la città di Sarzana si mostrò compatta a difesa della legalità, e contro le violenze ed i soprusi arroganti delle camicie nere, ciò fu dovuto in primo luogo al senso dello Stato e delle istituzioni (merce tuttora non sempre abbondante …) che seppe dimostrare il primo cittadino. Nel luglio 1921 i fascisti, che in quei giorni avevano negato alla Camera la fiducia al governo Bonomi, potevano forse ancora essere fermati. Quando pochi mesi dopo Bonomi fu sostituito da Facta, e il nuovo governo ottenne anche i voti di Mussolini (contrari invece socialisti e sinistre tutte), le sorti del paese erano ormai segnate. L’autunno della giovane democrazia italiana volgeva ormai verso un lungo e terribile inverno ventennale. La giunta comunale di Sarzana fu una delle prime vittime e, come detto, fu commissariata prima ancora della “marcia su Roma”. Così, anche Pietro Arnaldo Terzi venne arrestato, senza alcuna accusa specifica, il 2 febbraio 1944. Dopo alcuni mesi di permanenza al campo di Fossoli, in Italia, venne trasferito con molti altri liguri al campo di concentramento di Mauthausen, in Austria.
La città di Sarzana gli ha dedicato una lapide nella sala maggiore di palazzo civico; in seguito, Ma, forse, è ancora troppo poco. Il protagonista di una stagione così breve, ma intensa, della nostra democrazia merita di essere proposto come esempio alle nuove generazioni, “martire autentico” - nel senso etimologico di “testimone” - della libertà e del senso delle istituzioni.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli |
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