Stemma Comune di Sarzana

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Quelli del Borgo e quelli della Calcandula sono immagini di una realtà urbana separata dai possedimenti della pieve di San Basilio, l'attuale cattedrale, con il chiostro e le sue pertinenze.
Presso la Calcandola si trovavano la Pieve di Sant'Andrea, nota dal 1137, ma verosimilmente più antica, e la piazza del mercato trasferito dalla città di Luni da Federico Barbarossa nel 1163.
I Consoli del Comune di Sarzana potevano fortificare la loro città sotto la diretta tutela dell'Imperatore e gestire l'incasso dei proventi del mercato.
Il trasferimento di questa importante istituzione segnò un punto cruciale nella storia urbana di Sarzana: ne divenne sede l'antica Ghiaia della Calcandola, posta sul margine settentrionale dell'edificato, come conferma un atto notarile del 1186 rogato nel giorno di sabato, quando appunto si svolgeva il mercato.

Presso la porta del Borgo basso o Ymo burgo si trovava l'Ospedale di San Bartolomeo, citato negli statuti del 1269 e distrutto quando furono costruite le fortificazioni rinascimentali.
Questa parte di Sarzana ospitava i beccai, la cui attività era oggetto di specifiche norme.
Dal 1269 l'attività di macellazione poteva essere svolta soltanto nell'Ymo burgo ad eccezione del sabato, quando in occasione del mercato poteva essere svolta anche presso la piazza della Calcandola.
L'Ymo burgo era anche il primo baluardo difensivo di Sarzana, che in quel tempo era una piccola realtà quasi priva di pertinenza alla ricerca di una sua autonomia fra comuni potenti e consolidati.
Gli statuti del 1269 contengono una rubrica che ordina a ciascun Podestà in carica di far costruire, sotto il suo governo, quaranta braccia di mura di fronte all'ospedale di San Bartolomeo.
L'Ymo Burgo possedeva un fossato munito di ponte presso il quale i messi del Comune facevano conoscere, attraverso le grida, le ordinanze dell'amministrazione.
Nel 1269 si stavano costruendo in quel luogo un lavatoio, o sciacquatoio per i panni ed un abbeveratoio per cavalli.
Presso il borgo doveva trovarsi anche il castello citato nel documento del Codice Pelavicino del 1230 di cui dirò fra poco.

Nel 1204 una bolla del Papa Innocenzo III decretava il trasferimento della sede episcopale da Luni a Sarzana rendendo esecutivo l'accordo del 1201, quando il Vescovo Gualtiero concesse ai canonici della Chiesa Lunense le rendite delle pievi di Sant'Andrea e di San Basilio per costruire la nuova cattedrale, in cambio del borgo di Avenza.
Con il passare del tempo, i borghi furono composti all'interno di un disegno unitario: l'abitato assomigliò sempre di più ad una città pianificata, ossia progettata-costruita con misure prestabilite, ed opere comuni (fossati, muri di difesa, fognature) necessarie per rendere decoroso lo spazio urbano.

Un documento del Codice Pelavicino del 1230 ricorda che il vescovo Guglielmo stabilì , con i procuratori incaricati dal Consiglio del Comune di Sarzana ed alla presenza dello stesso Consiglio, alcune norme per regolare l'attività edilizia della nuova realtà urbana.
Furono fissate le dimensioni delle strade e degli isolati da assegnare ai futuri abitanti di Sarzana.
Essi avrebbero ricevuto un'area fabbricabile lunga trenta braccia e larga quattordici, corrispondente a metri 10,45 circa di larghezza per 22,41 di lunghezza.
I nuovi abitanti dovevano essere insediati all'interno di due file di case separate da un ampia strada, carrobio, larga circa 13 braccia, quasi quanto il fronte di un lotto.
Nel testo non si dice nulla delle abitazioni, ma qualche notizia possiamo ricavarla da un altro documento relativo a Serravalle di Ortonovo, posteriore di 29 anni.
La dimensione delle abitazioni doveva essere trenta braccia di lunghezza e sedici in larghezza, le case dovevano essere separate da un muro, da un fosso o da uno steccato per dividere le proprietà, sia in lunghezza che in larghezza, secondo la disposizione previste dal progetto.
Le dimensioni sono simili a quelle del documento precedente, varia soltanto la larghezza da 14 a 16 braccia e si precisa la divisione della pertinenza dell'abitazione.

Le case di Sarzana dovevano essere costruite tra il borgo ed il castello, presso i fossati del borgo per tutta la lunghezza.
Da qui si deduce che l'abitato era fortificato e che possedeva un castello prima del 1248, data della prima dominazione pisana durante la quale fu costruito quello di Firmafede, poi ristrutturato dai fiorentini.
Dall'angolo della strada carraia del borgo, cioé in alto da quella parte del castello, precisa il documento, sino alla piazza del foro della Calcandola.
Un'altra fila di case doveva essere costruita di fronte alla prima riga e al soprascritto carrobio o via mediana.
Non è facile riconoscere all'interno del tessuto urbano la dimensione delle case medievali, e non è questa la sede opportuna per farlo, ma le file di case vengono comunemente identificate con via Mascardi e via Fiasella, con le strade del mercato antiquario, che fa di Sarzana, nel mese di agosto, la meta di molti visitatori

Numerose rubriche degli Statuti ci parlano delle case di Sarzana, chiuse e coperte con fieno e paglia.
Se erano contigue l'una all'altra o con lo stesso tetto, dovevano essere chiuse, per la parte comune, con tavole, cannicci, mattoni o pali.
Erano dotate di fosse fognarie chiuse a cura dei proprietari sotto pena di ammenda pecuniaria.
Accanto a questa edilizia più povera, una lettura attenta dei documenti mette in luce anche una tipologia più signorile, derivata dalla domus, con torri e strutture in muratura.

All'epoca, il Borgo di Sarzana riceveva dentro le sue mura nuovi abitanti fra cui gli uomini di Arcola che nel 1245 diverranno borghesi assumendosi tutti gli oneri ed i diritti che tale ruolo comportava. Patti di borghesatico e di assistenza militare saranno stipulati dal Comune di Sarzana con gli uomini di Castelnuovo nel 1253 e di Nicola nel 1295.
Come è noto nella cultura del secolo XIII era presente l'idea della città programmata ed i lucchesi, ad esempio, avevano applicato nel 1250 a Camaiore e Pietrasanta tali concetti: se si confrontano le planimetrie delle città con quella di Sarzana si ritrovano assonanze piuttosto precise.
Quest'ultima, a differenza delle altre due, contiene elementi di irregolarità dovuti a situazioni già esistenti che hanno impedito l'uniformità del disegno urbano.

Nel corso del secolo XIII furono costruiti a Sarzana anche i conventi.
Quello dei Francescani è noto dal 1238 mentre quello di San Domenico sembra posteriore allo Statuto del 1269.
Sempre nel secolo XIII è documentata la presenza delle Clarisse nel quartiere che porta il nome di Clausura.

Gli statuti del 1269 tratteggiano la crescita urbana e civile della città, l'educazione della Comunità alla convivenza comune, al rapporto con lo spazio pubblico che doveva essere decoroso, pulito, accogliente e mostrare la sua dignità ai forestieri che lo percorrevano.
Se si interpretano, con questo spirito, tutte le rubriche dedicate ai numerosi divieti come quello di gettare animali morti nei fossati o lungo le strade, di non ammassare letame o paglia o fieno nei luoghi pubblici, di non utilizzare i fossati difensivi come discarica, e così via, abbiamo il quadro di una civiltà molto attenta al pubblico decoro, tema attualissimo ancora oggi.
Gli statuti del 1269 elencano infine i quattro quartieri che dividevano la città: due erano nell'area della Calcandola sopra e sotto la strada, e due in quella del Borgo.
Di questi ultimi il primo sembra raccogliere più elementi, posti lungo la parte bassa della strada Romea e nei dintorni della chiesa di Santa Maria, mentre il secondo comprendeva la Clausura inferiore e superiore, forse i nuovi quartieri che si erano costituiti, o si andavano costituendo, dopo il 1230.
La porta di Clausura, collocata come si crede comunemente al termine orientale di via Castruccio, doveva essere ancora completata nel 1269 e munita di ponte levatoio, come tutte le altre.

Nel 1331 la struttura urbana di Sarzana presentava un assetto più definito ed i quattro quartieri portavano i nomi delle chiese e dei conventi maggiori della città:

  • San Francesco, con la sua porta, si estendeva a monte della strada romana, verso il convento, posto ad oriente della città, ancora in costruzione fra la fine del secolo XIII e gli inizi del successivo;
  • San Domenico, presso la sede dei frati predicatori, corrispondente più o meno all'attuale Piazza San Giorgio, che si estendeva dalla strada romana sino alla porta di Pozzolo, collocata a metà del circuito occidentale delle mura;
  • Santa Maria, che verosimilmente comprendeva la parte sud orientale di Sarzana, l'Ymo burgo, l'Ospedale ed il Castello, chiamato Firmafede, ricostruito dai pisani nel 1248;
  • Sant'Andrea nello spazio residuo fra il quartiere di Santa Maria e quello di San Francesco.

Ai quartieri corrispondevano le porte:

  • la porta di Calleri, in direzione di Parma a nord-est;
  • la porta Pisana o di San Bartolomeo o dell'Ymo Burgo in direzione di Roma a sud-est;
  • le porte di Pozzolo a sud-ovest e di Clausura a nord-est lungo la direttrice trasversale della città corrispondente all'asse di via Castruccio - vico Bonicella, che fiancheggia la Cattedrale;
  • la porta di San Domenico, detta anche Porta del mare o Trebianese, a sud-ovest che corrispondeva all'altro asse trasversale di Sarzana, quello del Foro o della piazza della Calcandola, diretto a Lerici da un lato ed al monte di Fosdinovo dall'altro, formatosi dopo l'allontanamento del fiume dalle mura della città e l'urbanizzazione della ghiaia libera dalle acque.

Sulla sesta porta di San Francesco non tutti gli autori concordano: da alcuni viene identificata con quella di Clausura.
E probabile, tuttavia, che in corrispondenza del torrione di San Francesco che chiude lo spigolo della cinta rinascimentale, o nelle sue vicinanze, si trovasse anche una porta.

Gli statuti trecenteschi più strutturati di quelli precedenti, suddivisi in tre libri, completati dalla materia giuridica tratta dalle leggi della città di Pisa, esprimono una comunità dalla vita ben organizzata, ritmata dai rintocchi dalla campana di Sant'Andrea.
Essa segnalava la presenza degli ufficiali del comune al banco del Tribunale per rendere giustizia a chiunque la chiedesse, annunciava oltre alle festività religiose, le sedute del Consiglio Comunale.
Molte ed interessanti le consuetudini che riguardavano la vita civile, fra cui le pene per coloro che sofisticavano le candele, o bevevano all'osteria dopo il terzo tocco della campana, giocavano ai tasselli, dicevano parole ingiuriose, maledicevano e disprezzavano la città di Sarzana, facevano gesti osceni, oppure gettavano ancora anfore, orcioli, testi o altro oggetto fuori della finestra.

Recentemente il Comune di Sarzana ha riproposto alla fine del mese di agosto una delle due corse annuali che il popolo sarzanese svolgeva quindici giorni prima della solennità del Nome di Maria di settembre, secondo gli statuti del 1331: la corsa del panno scarlatto del valore massimo di cinque fiorini.
Il percorso dei corridori a piedi iniziava dall'acqua dell'Amola, antico confine giuridico della città, e si concludeva nella piazza della Calcandola dove il primo arrivato si aggiudicava il panno.
Similmente la corsa del panno blu avveniva dal Groppo della Stella, posto oltre la Magra fino alla pietra che si trovava, sempre nella piazza di Sarzana, presso il posto di guardia.
Questa volta il panno era più prezioso, si trattava di una stoffa provenzale del valore di circa dieci fiorini.
La via chiamata strada della corsa era quella che conduceva a Lerici, o più precisamente al Monte Caprione, ma i concorrenti erano cavalieri e non semplici pedoni!
Il primo arrivato si aggiudicava il drappo pulcherimum proveniente da Arles.

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi