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L’itinerario parte da Santo Stefano Magra, prosegue per Ponzano, Falcinello, Vezzano Ligure e Valeriano, Arcola, Trebiano, Ameglia, Montemarcello, Bocca di Magra, Luni, Ortonovo, Nicola, Castelnuovo, e termina a Sarzana, i Comuni, cioè, che costituiscono la Bassa Lunigiana e sono compresi nel Parco Culturale della Val di Magra e della Terra di Luni.

I percorsi artistici più belli riguardano soprattutto il Medio Evo; sarà indispensabile quindi accennare alla storia dei vari borghi in quei periodo così intenso di avvenimenti.
E sarà una sequenza, quasi una confusione, di nomi e popoli e signorie, di guerre e di dominazioni.
Per non perdere l'orientamento nei viaggi è indispensabile una bussola.
Sarà quindi di aiuto una piccola traccia storica, che permetta un riferimento ai fatti e ai momenti più importanti.

La Lunigiana fu abitata, fin dalla preistoria, da popolazioni liguri che ci hanno lasciato, su molte alture, le loro abitazioni di tipo agro pastorale, i Castellari; le famose Statue stele, gli affascinanti monumenti di pietra antropomorfa, maschili e femminili, con la testa a mezza luna, visibili nel Museo del Piagnaro a Pontremoli e nel Museo Civico del Castello San Giorgio alla Spezia; e una grande, unica necropoli ad Ameglia.

I Liguri furono tra i popoli italici che più resistettero all’avanzata romana, e dopo una sanguinosa resistenza, sconfitti, vennero deportati nel Sannio (nel Il sec. a.C.).
Per colonizzare e presidiare il territorio, i Romani fondarono la città di Luni, nel 177 a.C., e suddivisero i terreni, circa 26.012 mq della piana del Magra, assegnandoli a famiglie romane di coloni, per lo più veterani di guerra (13 ettari, 51 jugeri a famiglia) i cui nomi sono rimasti nei toponimi di molti borghi (i Vetii a Vezzano, i Trebi a Trebiano, per esempio).

Luni fu una città ricca di marmi, che venivano estratti dalle Apuane e lavorati nella città, e di commerci; ebbe bellissime case, templi, e un anfiteatro.
Divenne città cristiana, con la fine del paganesimo, e sede vescovile.
Poi, coll’arrivo dei Goti che la saccheggiarono e quindi dei Bizantini, che dal 553 per 180 anni tentarono di arginare le invasioni barbariche creando un limes fortificato fino a Ravenna, iniziò l’agonia terribile della città.

I Longobardi la presero da Sud e la devastarono.
E poi ancora guerre e saccheggi: i Franchi, i Saraceni che insediatisi tra le sue rovine facevano incursioni nel territorio circostante, e infine i Normanni che, secondo un’antica leggenda, ne uccisero, con il tradimento, il vescovo Ceccardo in chiesa.

Le inondazioni e le paludi che avevano ricoperto le terre una volta fertili, portavano la malaria.

Scriveva Innocenzo III:
... la città di Luni consuma e divora i suoi abitanti a tal punto che quasi nessuno più vi dimora e non c’è popolo atto a difendere i diritti e la libertà delta nostra chiesa.

La città fu abbandonata e la sede vescovile trasportata a Sarzana nel 1204.

Dopo la conquista franca e la morte di Carlo Magno, nel IX secolo, la Lunigiana divenne su designazione imperiale la Marca Obertenga, retta dai Marchesi Obertenghi e poi dai loro discendenti.
Alla fine del secolo XI questa famiglia marchionale si divise nei rami degli Este, Pallavicino, Malaspina e Massa Corsica e non riuscì più a controllare i territori limitrofi; di ciò approfittò il Vescovo di Luni che riuscì ad ottenere dall’Imperatore il titolo di Conte e fortificare i punti strategici per il controllo della Bassa Lunigiana.
Quindi, nella zona che il nostro percorso attraversa, esercitarono, nel Medio Evo, legittimo potere sanzionato da diplomi imperiali, i Malaspina, discendenti degli Obertenghi, i Vescovi Conti di Luni, le consorterie nobiliari come i Signori di Vezzano o i Bianchi di Erberia, che si erano affermati in alcuni castelli, i nascenti comuni di Sarzana e Pontremoli (riconosciuti dal Barbarossa nel 1163 e nel 1167).

Le guerre per il controllo del territorio furono continue e devastanti: ne approfittarono i comuni di Lucca, Pisa, Genova, Milano e Firenze che tentarono, con ripetute infiltrazioni e saccheggi, di assicurarsi il controllo della Lunigiana, la quale, attraversata dalla via Francigena, era nodo viario indispensabile tra il Nord e il Centro Italia per merci, pellegrini ed eserciti.

La Lunigiana conobbe un incessante avvicendarsi di dominazioni e guerre: da Castruccio Castracani, ai Visconti, dai Campofregoso a Francesco Sforza; subì le devastazioni degli eserciti di Carlo VIII e dei capitani di ventura Giovanni dalle Bande Nere e Nicolò Piccinino, fino a quando non entrò nell’orbita del Banco di San Giorgio, prima, e della Serenissima Repubblica, dopo (nel corso dei secoli XV e XVI).
Il dominio unificatore della Repubblica fu spazzato via dall’arrivo delle truppe napoleoniche che, nel 1797, portarono la Repubblica e gli Alberi tricolori della libertà in ogni paese per festeggiare il crollo dei diritti feudali, ben presto abbattuti dalle popolazioni di fronte alle nuove e più terribili tasse e alla spogliazione di opere d’arte da chiese e oratori.

Quindi anche gli Austriaci esercitarono il proprio potere, e poi di nuovo i Francesi, finché al termine di tante peripezie anche la Lunigiana entrò a far parte del Regno Sabaudo.

E la sua storia forse si semplificò diventando storia d’Italia.

Le tappe del viaggio

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi